Modena

IL PRODOTTO TIPICO

L'Aceto Balsamico di Modena è un condimento a Indicazione geografica protetta (IGP).

Si produce secondo varie ricette. Il disciplinare di produzione IGP lascia ampio margine di azione, prevedendo l'utilizzo di mosto di uva (anche non proveniente dalle province di Modena e Reggio Emilia) in percentuali tra il 20 e il 90% e di aceto di vino dal 10 all'80%. È consentito l'uso di caramello, fino al 2%. La lettura dell'etichetta può fornire utili informazioni sugli ingredienti usati e sui metodi di lavorazione. Non sono previsti i prelievi e i rincalzi, tipici dell'Aceto Balsamico Tradizionale; gli ingredienti, una volta miscelati, devono essere tenuti per almeno 60 giorni in contenitori di legno. È ammessa la dicitura "invecchiato" per il prodotto di almeno 3 anni. L'Aceto Balsamico di Modena ha ottenuto il marchio di indicazione geografica protetta (IGP) il 3 luglio 2009.

 

FESTIVAL DELL'ACETO BALSAMICO

La manifestazione  si svolge in Centro Storico il 1° week end di ottobre e celebra il momento in cui prende vita l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP. L’evento è promosso dal Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale in collaborazione con il Comune di Spilamberto e la Consorteria dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena.

L’avvenimento centrale del weekend è il rito della cottura del mosto a cielo aperto nei caratteristici “paioli” governati, a fuoco lento, dai maestri delle Comunità che aderiscono alla Consorteria. I visitatori potranno anche partecipare alle degustazioni guidate di Balsamico tenute dai maestri della Consorteria. Si potrà poi entrare gratuitamente al Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale. Domenica, grazie alla disponibilità delle comunità, si svolgerà anche il tradizionale  mercato dedicato alla vendita del mosto cotto.

 

ORIGINE DEL NOME

La manifestazione  si svolge in Centro Storico il 1° week end di ottobre e celebra il momento in cui prende vita l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP. L’evento è promosso dal Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale in collaborazione con il Comune di Spilamberto e la Consorteria dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena.

L’avvenimento centrale del weekend è il rito della cottura del mosto a cielo aperto nei caratteristici “paioli” governati, a fuoco lento, dai maestri delle Comunità che aderiscono alla Consorteria. I visitatori potranno anche partecipare alle degustazioni guidate di Balsamico tenute dai maestri della Consorteria. Si potrà poi entrare gratuitamente al Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale. Domenica, grazie alla disponibilità delle comunità, si svolgerà anche il tradizionale  mercato dedicato alla vendita del mosto cotto.

LA STORIA

Età antica e Medioevo

Anticamente fu un insediamento etrusco, poi gallico (Galli Boi). Nel 183 a.C.venne fondata come colonia romana da mille cives provenienti da Roma guidati dai triumviri Marco Emilio Lepido, Tito Ebuzio Parro e Lucio Quinzio Crispino. Divenne capoluogo dell’ex Gallia cisalpina e sede del governatore per due secoli. Successivamente Modena venne abbandonata fra il V e il VII secolo, causa le numerose inondazioni dei fiumi Secchia e Panaro, gli abitanti si rifugiarono nel vicino borgo più a ovest, Cittanova. Tornò a ripopolarsi gradualmente intorno alla sede vescovile, che aveva assunto la guida della città ed il vescovo Leodoino la fece cingere di mura nell'891. Durante la signoria dei vescovi, venne eretta la nuova cattedrale. Il potere vescovile ebbe termine con l'autonomia comunale nel 1135 ma, nel 1249, con la battaglia di Fossalta, Modena ghibellina venne sconfitta da Bologna guelfa facendo tornare al potere il partito filovescovile degli Aigoni capitanato dal vescovo Alberto Boschetti, nel 1288, si consegnò agli Estensi di Ferrara. Il 15 novembre 1325 nella battaglia di Zappolino Modena inflisse una pesante sconfitta ai bolognesi fino a giungere sotto le mura della città delle due torri e ad assediarla. Dopo una settimana i modenesi tolsero l'assedio e tornarono in città portando come trofeo un secchio di legno sottratto da un pozzo fuori porta San Felice, la "Secchia Rapita" che venne utilizzata come spunto per l'omonimo poema eroicomico del poeta modenese Alessandro Tassoni.

Età moderna e contemporanea

Modena diventò veramente la "città estense" solo dopo il 1598, quando il duca Cesare trasferì da Ferrara a Modena la capitale del suo ducato. Uno Stato destinato a barcamenarsi con alterne fortune nelle lotte tra le potenze italiane ed europee, e che malgrado le ripetute occupazioni da parte degli eserciti stranieri (i francesi nel 1702; gli austriaci nel 1742) resisterà fino all'unificazione dell'Italia, con una sola interruzione nel periodo napoleonico.

A questo periodo risalgono le enormi spoliazioni napoleoniche del ducato di Modena, collezioni di opere d'arte, beni archivistici e librari, ma anche la collezione glittica degli Este. Durante l'occupazione francese, diverse opere d'arte presero la via della Francia. Secondo il catalogo pubblicato nel Bulletin de la Société de l'art français del 1936, delle 20 opere d'arte provenienti da Modena ed inviate in Francia nel giugno 1796, solo 10 fecero ritorno in Italia dopo il Congresso di Vienna, mentre delle 30 opere d'arte rastrellate nell'ottobre del 1796, solo 11 fecero ritorno.

Il Risorgimento poté contare su larghe adesioni fra i Modenesi, tra cui Ciro Menotti e i numerosi gruppi mazziniani e carbonari della città che votarono compattamente per l'Unità d'Italia nel Plebiscito del 1860. Tra fine Ottocento e inizio Novecento l'Emilia (e in particolare la provincia di Modena) divenne un baluardo socialista prima e comunista poi.

Il fenomeno dell'occupazione delle terre fu molto forte e si scontrò con la violenza fascista. Dopo il settembre 1943, Modena e i suoi comuni dovettero sopportare umiliazioni ad opera degli occupanti tedeschi e della milizia fascista. Nonostante la repressione, la Resistenza ebbe, con alterne vicende, una presenza sempre attiva nel territorio. Dopo la guerra quella zona che per i vent'anni del regime veniva chiamato "Il Triangolo Nero" (in quanto completamente controllato dai fascisti) prese il nome di "Triangolo Rosso" o "Triangolo della morte". Tale denominazione viene usata da diversi storici per ricordare le circa 2000 uccisioni di civili e militari perpetrate, dopo la caduta del regime fascista e particolarmente nel biennio 1946-1948, da alcune brigate di ex-partigiani comunisti che si erano dati il nome di "Gruppi d'Azione Partigiana" (GAP), come rappresaglia contro chi veniva ritenuto compromesso con il regime.

Il 9 gennaio 1950, sei operai vennero uccisi dai carabinieri nell'eccidio delle Fonderie Riunite di Modena, avvenuto durante una manifestazione che chiedeva la riapertura delle Fonderie Riunite.

Negli anni del dopoguerra Modena conosce con il boom economico un periodo di benessere senza precedenti. Il successo della città è legato soprattutto all'affermarsi di piccole industrie dai prodotti unici al mondo, come Ferrari o Maserati o Panini, o come i poli ceramico di Sassuolo, tessile di Carpi e biomedicale di Mirandola, e alla valorizzazione dei prodotti tipici della regione.