Langhirano

 

Origini del nome

L'origine del toponimo non è accertata. Secondo l'ipotesi prevalente potrebbe derivare dal latino Langaranus, composto da langaria, col significato di "striscia di terreno lunga e stretta" in riferimento alla posizione del paese a fianco del torrente Parma, e dal suffisso -anus.

Secondo un'altra teoria il medievale "Lagorano" avrebbe invece origine da "Lago Ariano", in riferimento alla presenza di terreni acquitrinosi all'epoca della fondazione dell'insediamento di Langhirano da parte dei Longobardi, che professavano l'arianesimo.

Esiste infine una terza interpretazione, priva di fondamenti storici, secondo la quale il toponimo deriverebbe dal latino Lacus Oranum, da cui "Lago Orano" e "Anghirano", in riferimento a un lago popolato da rane, prosciugatosi in epoca remota, che sarebbe esistito sul luogo dell'attuale centro abitato.

 

La Storia

La più antica testimonianza della presenza dell'uomo nel territorio di Langhirano risale al Paleolitico, all'incirca al 130000 a.C., mentre i primi insediamenti umani furono fondati dai Terramaricoli tra il XVII e il XIV secolo a.C., in piena età del bronzo.

Dell'epoca romana sopravvivono ancora alcune tracce della centuriazione del territorio pianeggiante e i resti di una villa rinvenuta nei pressi di Torrechiara.

Il primitivo borgo di "Lagorano", menzionato per la prima volta nel 1038, fu fondato nell'Alto Medioevo dai Longobardi lungo la strada delle cento miglia, che collegava Parma e Luni; il centro nacque originariamente quale borgo minore, annesso alla vicina Mattaleto, a sua volta dipendente dal castello di Castrignano; quest'ultimo appartenne nell'XI secolo alla chiesa di San Pietro di Parma, nella prima metà del XII secolo al convento di Sant'Apollonio di Canossa, dal 1137 al monastero di San Prospero di Reggio Emilia e a partire dal 1186 al vescovo di Parma.

Il maniero di Matteleto fu costruito a presidio della sponda sinistra della val Parma probabilmente nel XIII secolo, quale avamposto fortificato del castello di Castrignano. Nella stessa epoca fu edificato inoltre il palazzo del capitano di giustizia nel centro di Langhirano; il piccolo borgo accrebbe notevolmente la sua importanza in quei secoli grazie alla sua collocazione geografica all'accesso della vallata, che gli consentì di diventare sede di mercato settimanale.

Nel 1376 il vescovo Ugolino de' Rossi investì dell'ampio feudo di Castrignano il pronipote Rolando de' Rossi, in segno di riconoscenza per i servigi resi dal padre Giacomo all'episcopato parmense. I Rossi ricostruirono il maniero di Mattaleto, ma nel 1405 Giacomo Terzi se ne impossessò dopo aver occupato numerosi altri castelli rossiani del Parmense; i Terzi fortificarono la struttura, che nel 1409 fu conquistata, insieme alla vicina Castrignano, da Galeazzo da Correggio per conto del marchese di Ferrara Niccolò III d'Este, alleato dei Rossi; tuttavia il Correggese ne approfittò per impossessarsene, perciò nel 1410, dopo l'uccisione di Ottobuono de' Terzi da parte di Muzio Attendolo Sforza, Pietro de' Rossi attaccò di sorpresa la fortificazione di Castrignano, riconquistandola.

I Rossi mantennero i diritti sul territorio fino alla disastrosa guerra del 1482, al cui termine l'ampio feudo, rivendicato dal vescovo Giovanni Giacomo Schiaffinato, fu restituito alla diocesi di Parma.

Nel 1512 il papa Giulio II acquistò i diritti su Langhirano e dintorni, che assegnò a Galeazzo Pallavicino, marchese di Busseto; quest'ultimo ne ricevette conferma dal nuovo papa Leone X nel 1514. Dopo alcuni anni il territorio rientrò nelle mani del vescovo di Parma.

Nel 1660 il duca di Parma Ranuccio II Farnese investì Antonio Garimberti della contea di Langhirano; la famiglia ne mantenne i diritti fino alla loro abolizione sancita da Napoleone nel 1805. Langhirano divenne sede del nuovo comune (o mairie), a eccezione di una parentesi tra il 1821 e il 1831, durante la quale fu elevata a capoluogo di distretto ducale; in quegli stessi anni fu Mattaleto la sede municipale.

Il 28 settembre del 1911 la stazione tranviaria fu teatro dell'episodio noto come "eccidio di Langhirano": durante una manifestazione di opposizione alla partenza dei soldati per la guerra di Libia, morirono 4 persone e ne furono ferite altre 7 a causa dell'improvvisa carica dei carabinieri, forse presi dal panico.

 

Il Castello 

Edificato originariamente in epoca medievale ma più volte distrutto tra il XIII e il XIV secolo, il castello di Torrechiara fu ricostruito maestosamente tra il 1448 e il 1460 per volere di Pier Maria II de' Rossi, con la duplice funzione di possente struttura difensiva ed elegante nido d'amore per il conte e l'amante Bianca Pellegrini; ereditato da Guido de' Rossi nel 1482, fu conquistato l'anno seguente da Ludovico il Moro, che lo mantenne fino al 1499, quando il re di Francia Luigi XII, dopo aver conquistato il ducato di Milano, assegnò il maniero inizialmente a Troilo I de' Rossi e successivamente al maresciallo Pietro di Rohan, signore di Giè; alienato nel 1502 al marchese Galeazzo Pallavicino di Busseto, nel 1545 passò in dote al conte Sforza I Sforza di Santa Fiora, che incaricò numerosi artisti delle decorazioni rinascimentali delle sale interne; ereditato nel 1707 dal duca Federico III Sforza Cesarini, fu trasmesso nel 1821 al duca Marino Torlonia; acquistato nel 1909 da Pietro Cacciaguerra, che lo spogliò di tutti gli arredi, nel 1911 fu dichiarato monumento nazionale e l'anno seguente fu comprato dal Demanio italiano; aperto al pubblico, fu utilizzato quale set di vari film storici, tra cui nel 1937 Condottieri, di Luis Trenker, e nel 1985 Ladyhawke, di Richard Donner; danneggiato dal terremoto del 23 dicembre del 2008, fu parzialmente chiuso e sottoposto a lavori di restauro, che furono conclusi nel 2014. Considerato uno dei più notevoli, scenografici e meglio conservati castelli d'Italia, il castello, sviluppato attorno alla Corte d'Onore centrale porticata, è dotato di cinque massicce torri con beccatelli, caditoie e merli ghibellini di coronamento, e di due loggiati panoramici cinquecenteschi affacciati sulla Val Parma e sulla pianura settentrionale; al suo interno conserva numerosi ambienti affrescati in stile rinascimentale da Cesare Baglioni e aiuti, oltre alla Camera d'Oro dipinta probabilmente da Benedetto Bembo nel 1462, unico esempio in Italia di un intero ciclo di dipinti medievali incentrati sulla glorificazione dell'amor cortese tra due personaggi realmente esistiti 

 

Il Prodotto Tipico

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LA STORIA

La tradizione plurisecolare degli insaccati risulta ordinata, come attività a sé stante, solo alla fine del Medioevo, dall'Arte dei Lardaroli, originatasi per specializzazione dalla più forte Arte dei Beccai.

Ma la fama del prosciutto di Parma, esclusiva specialità dei lardaroli parmensi, affonda le sue radici in tempi ancor più lontani, all'epoca romana. Parma, allora situata nel cuore della Gallia Cisalpina, era rinomata, come ricorda Varrone nel De re rustica, per l'attività dei suoi abitanti che allevavano grandi mandrie di porci ed erano particolarmente abili nel produrre prosciutti salati. Lo stesso Catone delinea già nel II secolo a.C., nel suo De agri cultura la tecnica di produzione, sostanzialmente identica all'attuale. Risalendo il corso dei secoli, del prosciutto e della tecnica di preparazione parlarono Polibio, Strabone, Orazio, Plauto e Giovenale. John B. Dancer scrive che quando Annibale nel 217 a.C. entrò in Parma e fu accolto come liberatore, gli abitanti per festeggiare gli offrirono delle cosce di maiale conservate sotto sale dentro dei barili di legno che lui apprezzò moltissimo. Riferimenti gastronomici al prosciutto di Parma si trovano nel "Libro de cocina" della seconda metà del Trecento, nel menu delle nozze Colonna del 1589, nel prezioso testo di Nascia, cuoco di Ranuccio Farnese nella seconda metà del XVII secolo. Il prosciutto fa capolino tra le rime del Tassoni e nei consigli dietetici del medico bolognese Pisanelli. Il primo ministro di don Filippo di Borbone, Guglielmo Du Tillot, aveva studiato un piano per la realizzazione, a Parma, di due macelli per suini, per valorizzare e incrementare la locale industria dei salumi. Lo sviluppo di questa tradizione fu senz'altro influenzato dalla presenza nella zona di Parma di sorgenti saline come ad esempio quelle di Salsomaggiore La primitiva fase, interamente artigianale, si è progressivamente sviluppata fino ai nostri giorni verso un processo di industrializzazione che, migliorando sensibilmente le condizioni igieniche, ha saputo mantenere intatte le caratteristiche tradizionali del prodotto.

Per proteggere la qualità di questo crudo, gli stessi produttori nel 1963 hanno costituito il Consorzio del prosciutto di Parma, che, da allora, vigila sulla lavorazione e sulla scelta della materia prima. Inoltre, la Comunità Europea ha conferito nel 1996 al prosciutto di Parma il riconoscimento denominazione di origine protetta (DOP). Il marchio necessita la registrazione di disciplinari di produzione e il rispetto degli stessi da parte di chiunque intenda avvalersene.

 

ORIGINI DEL NOME

Le ipotesi sono diverse ma tutte concordano sul fatto che prosciutto stia per prosciugato. Secondo alcuni etimologi, la parola è composta dalla particella pro - che indica anteriorità - e dal verbo latino exsuctus, participio passato di exsugere (spremere, inaridire). Altre traduzioni propendono per prae suctus (succhiato) o per perexsuctum. Quest'ultima teoria è stata adottata ufficialmente dal Consorzio del prosciutto di Parma. In ogni caso, poco cambia e l’etimologia deriva comunque dalla lavorazione: una volta macellata, la coscia del maiale viene salata perché il sale prosciughi la carne e blocchi lo sviluppo dei batteri permettendo così la conservazione.

 

PRODUZIONE

Il prosciutto di Parma conta su circa 150 produttori concentrati nella parte est della provincia di Parma, in particolare nella zona di Langhirano. Le fasi di allevamento e ingrasso degli animali sono regolati e garantiti dal consorzio. Vengono usate solo cosce di grande peso. Viene anche chiamato prosciutto dolce in quanto viene aggiunta una bassa quantità di sale durante la lavorazione. La salatura è accompagnata da un breve periodo di riposo in celle frigorifere e seguita dal cospargimento di un grasso pregiato, che prende il nome di sugna, ricavata dal maiale. Questo garantisce una lenta asciugatura, così che il produttore può stagionare la coscia per lungo tempo (minimo 12 mesi), aggiungendo poco sale. A stagionatura completata, il prodotto dovrebbe uscire sul mercato tra i 7 kg e gli 8 kg, mentre il prodotto con osso dovrebbe pesare tra i 9,5 kg e i 10,5 kg. I prosciutti di Parma con un peso che si discosta molto da quelli appena menzionati hanno un valore commerciale inferiore.

 

INGREDIENTI

Nella produzione del prosciutto di Parma viene usato solo il sale e sono esplicitamente vietate sostanze chimiche, conservanti o altri additivi, inoltre non sono permesse né l'affumicatura né il congelamento.

 

UTILIZZO

Il prosciutto, in cucina, si usa abbinato a sapori diversi: con il melone come antipasto, con l'arrosto di maiale o la celebre rosa di Parma. Si accompagna con numerosi vini locali, preferibilmente bianchi (come la malvasia dei colli di Parma, il prosecco, ecc.)

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