Borgotaro

IL PRODOTTO TIPICO

Porcino è il nome comune di alcune specie di funghi del genere Boletus, spesso attribuito, anche come denominazione merceologica, a quattro specie di boleti (la sezione Edules del genere Boletus) facenti capo al Boletus edulis e aventi caratteristiche morfologiche e organolettiche vagamente simili.

 

IL FESTIVAL DEL FUNGO PORCINO

 

Quattro giorni insieme, a Borgo Val di Taro. 

Nei giorni 11-12 e 18-19 settembre nel capoluogo che da il nome all’unico fungo a marchio IGP in Europa si celebra con una grande festa il meglio dei prodotti gastronomici, locali e non solo. Sarà come girare l’Italia in una passeggiata, ed assaggiare il meglio delle tipicità delle sue regioni.

La fiera è organizzata da un comitato di volontari nominato da Comune di Borgotaro-Consorzio del Fungo di Borgotaro IGP e Società di mutuo soccorso Imbriani, quest’ultimo organizzatore della sagra del fungo sin dai suoi albori, ormai 46 anni fa.

Re incontrastato delle tavole e dell’evento è il fungo porcino di Borgotaro IGP, ma non mancherà l’attenzione al mondo dei funghi in generale con la ricca mostra micologica allestita sotto i portici di palazzo Manara.

Oltre all’immancabile fiera, ancora per quest’anno collocata nella spaziosa area mercati di viale Bottego, tanti eventi e momenti di svago sempre legato alle tradizioni, con area street food allestita e ogni giorno spettacoli musicali itineranti sul tema della musica popolare /folk : ospiti tradizionali, come i “Contrata Lamierone”, ma anche nuovi gruppi come i “Mata Bicho” che porteranno per le vie di Borgotaro la loro orchestrina tutta a base di ritmi sudamericani.

Tanti in programma anche i vari showcooking e degustazioni, che animeranno praticamente ad ogni ora l’area cucina di via Costamezzana, e vedranno all’opera chef locali e ospiti come la semifinalista di Masterchef Lucia Giorgi e lo chef di New York Guy Arnone. Momenti speciali per “rubare” i segreti degli chef e assaggiare le loro creazioni. 

Il secondo week end di fiera vedrà rappresentate tutte le tipicità di Parma e Piacenza con l’organizzazione delle “Strade dei sapori dell’Emilia” e gal del Ducato, anche qui numerosi chef all’opera e sommelier per degustazioni alla scoperta dei vini del territorio.

Un momento sarà poi dedicato ai più piccoli, con la libraria e book blogger Nicoletta Baldini che terrà una lettura animata con laboratorio sempre a tema food con il libro “Il cuoco delle emozioni”.

L’area showcooking è dotata di cinquanta posti a sedere, l’ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti.Al museo delle mura, poi, l’esposizione di violini realizzati nel laboratorio di liuteria di Giorgio Giliotti, altra eccellenza che questo territorio sa offrire.

“La fiera del fungo non si è mai fermata – ha dichiarato il presidente Fabio Campisi – nemmeno l’anno scorso, e seppure in forma modificata per garantire più spazio anche quest’anno siamo felici di offrire un programma ricco e molto interessante, e dare il benvenuto caloroso a tutti i visitatori che vorranno venire a Borgotaro per la fiera, e a tutti quelli per cui sarà un piacevole ritorno. Un sentito ringraziamento va a tutti gli esercizi commerciali e le aziende di Borgotaro e della Valtaro che ci hanno sostenuto (e che si trovano tutti nella brochure del programma) e che ci danno la spinta per continuare con entusiasmo a portare avanti questo grande evento.”

Punto magari scontato di questo evento, ma che in realtà lo rende unico, è proprio l’incastonarsi nel cuore di Borgo Val di Taro, dove la visita alla fiera diventa occasione per addentrarsi nelle viuzze e scoprire l’arte, la gastronomia, la ricca presenza di negozi di tutti i generi. In pratica, un giorno intero non basta mai. La fiera è una scusa che merita il viaggio, ma il bello è anche farsi abbracciare dal “Borgo”, viverlo in serenità con amici e famiglia, riempirsi la pancia e godersi il fresco prima del ritorno a scuola, al lavoro, prima dell’inizio dell’autunno. 

 

ORIGINE DEL NOME

Borgotaro si trova in Emilia-Romagna, in provincia di Parma, e prende il nome dall'omonimo fiume che nasce dal monte Penna e confluisce, dopo 126 km, nel Po come affluente destro.

Confina a sud con la valle del Vara in Liguria e la val di Magra in Toscana; a ovest con la valle del Ceno e del Recchio; a est con la valle del torrente Baganza.

La valle è chiusa dai monti: Penna (1735), Zuccone (1423), Scassella (1228), Gottero (1640), Fabei (1585), Molinatico (1549); mette in comunicazione la provincia di Parma con la Liguria attraverso il passo del Bocco e il passo di Centocroci, nonché con la Toscana per il passo della Cisa, il passo del Brattello e Passo dei due Santi.

 

LA STORIA

Fin dall'epoca longobarda nella zona vi operano i monaci dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio, il territorio con vari possedimenti era inserito nel grande feudo reale ed imperiale monastico.

Nell'alta valle transitava la via degli Abati, il cammino percorso tra il VII secolo e l'anno mille dagli abati dell'abbazia di Bobbio per recarsi a Roma e che consentiva al monastero di mantenere i contatti e il controllo su i suoi possedimenti che si estendevano, oltre che nel nord Italia, fino in Toscana. Proveniente dalla val Ceno attraversava il Taro su un ponte a Borgotaro, da lì due strade risalivano lo spartiacque: la via montis Burgalis altomedievale con l'ospizio di San Bartolomeo sul valico del Borgallo e la via del Brattello, medievale, entrambe scendevano a Pontremoli.

La via più conosciuta è la via Francigena, strada che i pellegrini percorrevano nel Medioevo e che collegava Canterbury a Roma. Percorreva tutta la valle, da Noceto fino al passo della Cisa.

Fra il Settecento e l'inizio del Novecento dai paesi dell'Alta Val di Taro si è sviluppato il fenomeno degli ammaestratori ambulanti chiamati orsanti.

Borgo Val di Taro.

Durante la seconda guerra mondiale, nell'estate del 1944 la zona fu teatro dell'operazione Wallenstein, una serie di rastrellamenti di partigiani effettuati da forze nazi-fasciste